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10 ottobre: GM contro pena di morte: alcuni dati

Tutto è fecondo nelle leggi equilibrate.

«Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà,

che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio» (Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene, 1764)

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Anno 1764: Cesare Beccaria scriveva queste parole offrendo al fervente panorama intellettuale illuminista una delle opere più all’avanguardia del secolo. Per primo dice NO alla pena capitale, alla tortura e all’intromissione dello stato sul bene della vita, intangibile e inviolabile da qualsiasi istituzione.

Sono passati più di 200 anni e la pena di morte è ancora in vigore in 58 paesi del mondo. Paesi del ex URSS, degli USA, dell’Iran, dell’Arabia Saudita, Singapore e Indonesia. La Cina non vale la pena neanche nominarla. Le condanne fiumano e i numeri sulle esecuzioni capitali sono spesso protette da “segreto di stato”. Oltre alle manifestazioni in piazza nulla si muove.

La pena di morte nel mondo punisce l’omicidio, l’adulterio, l’omosessualità, il furto, la rapina, l’insurrezione contro lo stato, traffico di droga e altri discutibili reati come le “inottemperanze” religiose o il “contrabbando di chiodi di garofano”…

Maggio 1791: Robespierre scrive «State molto attenti a non confondere l’efficacia delle pene con l’eccesso di severità: l’una è assolutamente l’opposto dell’altra. Tutto è fecondo nelle leggi equilibrate, tutto cospira contro leggi crudeli».

Anno 2013: Amnesty International apre la lettera di settembre con queste parole: «Sono un uomo innocente. Non ho ucciso nessuno. State ammazzando un uomo innocente».

È Jonathan Green che parla. O forse era: lo hanno ammazzato. Ma meglio “è”: le sue parole tuonano nell’eternità insieme a quelle degli altri 247 condannati a morte in Texas. Innocente. Come tanti altri. Il Texas come la Virginia è uno degli stati che registra il più alto numero di esecuzioni.

In un terzo del mondo viene ancora utilizzata questa crudele, quanto illogica e amorale condanna. Perché?

La prima a sostenerla sembrerebbe l’opinione pubblica, interrogata parzialmente e in modo non uniforme attraverso sondaggi i cui risultati non sono affatto trasparenti. I “sondati” più quotati sono sempre coloro che non hanno ricevuto istruzione. Tuttavia le motivazioni che la “giustificano” sono prevalentemente economiche: l’eliminazione fisica è molto meno costosa di una lunga detenzione e quindi sembrerebbe molto più vantaggiosa per la comunità. Il “colpevole” viene visto come un “peso” per la società e la sua condanna viene giustificata a scopo preventivo e deterrente per la reiterazione del crimine da altri. Alla base vi è praticamente la stessa vergognosa ideologia che ha causato i peggiori stermini di massa della storia. A questo proposito mi focalizzerei sulla componente di discriminazione sociale e razziale sull’applicazione della condanna a morte: vige sovrana. La statistica lo dimostra. I condannati sono spesso appartenenti a classi sociali minori, oppositori politici, malati di mente o persone afflitte da gravi ritardi mentali, minorenni, neri. Il più alto numero di vittime delle atroci esecuzioni è nero. Si tratta spesso di neri che hanno ucciso bianchi. Mai viceversa: non si riportano richieste di condanna a morte contro un bianco che ha ucciso un nero. Negli Stati Uniti, che si proclamano come il paese delle libertà e dei diritti, la discriminazione è alle stelle. La notte del 27 giugno del 2013 nel carcere di Huntsville viene iniettata una soluzione letale nelle vene della donna nera Kimberly McCarthy. Amnesty lo chiama “il traguardo della vergogna”: è la 500esima condanna da quando, nel 1976, è stata reintrodotta la pena.

Negli Usa l’80 per cento delle condanne sono a danni di neri nonostante i neri e bianchi siano assassinati in uguale numero. Direi che… i conti non tornano! E i morti li sappiamo contare, bianchi o neri non sono noccioline, anche se così parrebbe.

Questo per quanto riguarda la vergognosa, e neanche troppo celata, discriminazione, le indagini pilotate, la soppressione mirata di soggetti indesiderati e la reticente protezione di altri. Ma, anche se l’infamia vale anche per i colpevoli, perché un uomo ucciso è sempre una esistenza spezzata e un’emozione negata, aggiungerei i reali errori giudiziari. L’uomo è fallibile e a quanto pare anche la legge. Spesso la soglia per giudicare se l’imputato e mentalmente ritardato o meno è davvero molto bassa: le condanne a morte di persone diversamente abili, o che avevano subito danni celebrali, è altissimo.

La trasparenza di numerosi processi è deprecabile insieme alla modalità barbara dell’ “assassinio”. Esistono ancora la lapidazione, l’impiccagione, la sedia elettrica, la fucilazione.

Altre motivazioni ottusamente pretese dai miserabili sostenitori della pena di morte sono l’eliminazione della possibilità di recidive da parte del reo e il risarcimento morale per i parenti delle vittime. Ma di cosa stiamo parlando? Cosa potrà mai rifondere senso nell’anima di una madre, di un padre, di un fratello? Un uomo appeso ad una corda non ne hai mai riportato in vita un altro.

Amnesty International, l’associazione ONLUS che più di ogni altra ha cambiato la storia legislativa di molti paesi, ha conquistato anche l’abolizionismo del Connecticut e del Maryland. “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona” recita l’articolo 3 della “Dichiarazione universale dei diritti umani” è da questo parte Amnesty per condurre la sua battaglia, sottolineando come la pena di morte, oltre alla sua crudeltà fisica e psicologica, neghi la possibilità di recupero sociale e umano del condannato e la sua rieducazione. Nessuno studio dimostra l’efficacia deterrente di tale pena ma solo la sua portata discriminatoria e repressiva. Numerosi sono i casi di omicidi dello stato nei confronti di condannati a causa di errori giudiziari. Nessuna esecuzione su un reo di omicidio ha riportato in vita la vittima di questo né apportato un dimostrato sollievo psicologico dei suoi parenti. La pena capitale va contro qualsiasi valore di umanità e di esistenza, conferma che la morte che genera morte ricalca leggi antiche e un malinteso diritto di natura distruggendo secoli di evoluzione.

Anno 2015: «GIACARTA – Nove bare bianche sono state portate questa mattina nel carcere indonesiano di massima sicurezza di Besi, sull’isola di Nusakambangan, dove stasera sono stati fucilati otto contrabbandieri di droga di cui sette stranieri. Giustiziati nonostante le pressioni della comunità internazionale. Le bare sono state portate a bordo di ambulanze quando sull’isola c’erano già i familiari dei detenuti in attesa di esecuzione. Arrivati per l’ultimo saluto. L’agghiacciante procedura che li ha portati alla morte era rigidamente scandita. Sono stati prelevati dalle celle nella prigione di massima sicurezza e portati nel folto della giungla, sempre sull’isola di Nusakambanga, in una zona il cui nome suona più o meno ‘valle della morte’. Hanno indossato tute bianche (simbolo dell’oltretomba) e sono stati disposti di fronte al plotone di esecuzione. Hanno scelto se avere gli occhi bendati, sedere, inginocchiarsi o rimanere in piedi. Poi ognuno ha avuto tre minuti di tempo per raccogliersi, infine un medico gli ha messo una croce nera sul petto. Il plotone era composto da dodici uomini, nove hanno sparato a salve, tre di loro avevano i fucili armati. Se qualcuno dei condannati è rimasto in vita, è stato il comandante del plotone a sparare il colpo finale» (LaRepubblica.it, 28 Aprile 2015 ).


Durante quest’anno L’Iran è destinato a superare le cifre di esecuzione del 2014, ha finora eseguito quasi 700 persone. Solo negli ultimi 6 mesi sono state messe a morte 600 persone. Mi sembra alquanto terrificante Si sta verificando una marcata tendenza, in molti paesi, a sfruttare il terrorismo per condurre esecuzioni.
Ma ci sono anche good news. Tre
paesi hanno abolito la pena di morte nei primi tre mesi del 2015.
A Gennaio il
Madagascar abolito la pena di morte per tutti i reati seguito da Fiji nel mese di febbraio. La pena di morte è scomparsa anche dalla legalità dello Stato sudamericano del Suriname. L’abolizione della pena di morte in tre paesi nello spazio di tre mesi, è una grande speranza per dare slancio alla tendenza di cancellare la pena di morte dai libri della storia. Anche in alcuni stati degli USA si intravedono timide evoluzioni.

Ogni anno, il 10 ottobre, organizzazioni abolizioniste e attivisti di tutto il mondo si mobilitano per la Giornata mondiale contro la pena di morte, evento principale della Coalizione mondiale contro la pena di morte il cui scopo è far conoscere l’applicazione della pena capitale nel mondo e intraprendere azioni verso l’obiettivo finale, la sua completa abolizione. Quest’anno la campagna Contro la Pena di Morte di Amnesty International si concentrerà sull’uso della pena di morte per reati legati alla droga. La scelta del tema di quest’anno è particolarmente strategica perché permetterà di ribadire la preoccupazione sull’uso della pena di morte per reati legati alla droga in vista della Sessione speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sul”problema mondiale della droga” nel 2016. In molte città italiane verranno organizzati vari eventi di sensibilizzazione per riflettere insieme sui successi ottenuti e sui passi ancora da compiere.

Arrivati al presente ora torniamo indietro, alle origini, ai primordi all’errore, all’orrore, sfogliando pagine di storie e scavalcando centinaia di croci.

Anno 0: per un’intera civiltà nasce l’uomo. 33 anni dopo lo impalano su una croce di legno, non si sa di quale colpa si sia macchiato, sembra folle, dice che è il figlio di dio: zero perizie psichiatriche per lui, saranno un finto diritto e lusso dei tempi futuri. Lo uccidono e basta, senza processo. Il “libro dei libri” narra della prima indimenticabile condanna a morte della “storia”. Era un sovversivo? Pilato diceva di sì. I sovversivi vanno repressi, lo stato è lo stato, l’uomo è solo un uomo. Dopo poco spira. Su due croci affianco a lui altri due poveri disgraziati sono già morti. Sotto la croce la madonna piange.

La madre di Jonathan Green piange.

La madre di Troy Davis piange.

La madre di Michael Yowell piange.

La madre di Kimberly McCarthy piange.

Si fece buio su tutta la terra,il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono.

Domani non si aprirà nessun sepolcro ma solo una luminosa speranza per chi attende dietro le sbarre una condanna che mai dovrebbe arrivare.

Benedetta Izzo

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