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Fermare le mutilazioni genitali femminili

di Irene Cosoleto

La scorsa settimana, un funzionario dell’ONU in Iraq ha annunciato alla stampa che lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS) avrebbe ordinato a tutte le donne tra gli 11 e i 46 anni nella città di Mosul di sottoporsi alla mutilazione dei genitali. La notizia è poi stata smentita da diverse fonti, tra cui i residenti a Mosul, analisti dei media e lo stesso gruppo islamista.

Ad ogni modo, le mutilazioni genitali femminili (MGF) restano una pratica largamente diffusa nel mondo, soprattutto in Africa e in Asia: si calcola che siano circa 130 milioni le donne che le hanno subite, e che ulteriori 2 milioni siano a rischio ogni anno (dati UNICEF/ OMS).

Che cosa sono le MGF e in cosa consistono? Le MGF sono forme di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni, effettuate per ragioni culturali o non terapeutiche. Ci sono diversi tipi di MGF, che vanno dal taglio della clitoride (sunna) e delle piccola labbra (escissione) fino all’infibulazione, ossia alla completa cucitura dell’apertura vaginale lasciando soltanto un minuscolo foro per la fuoriuscita dei liquidi.

Dove sono praticate?

Le MGF sono praticate per lo più in Africa, in 29 paesi, con percentuali spesso da capogiro (come illustrato dalla mappa). Secondo dati UNICEF e del parlamento Europeo, la pratica sarebbe diffusa anche in alcuni paesi dell’Asia (Indonesia, India, Sri Lanka) e del Medio Oriente (Iraq, Yemen, Oman, EAU). Per effetto delle migrazioni, le MGF sono diventate comuni anche nei paesi occidentali: si stima che le donne mutilate siano 500.000 solo in Europa.

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Che effetto hanno sulla salute della donna?

Le MGF comportano una serie di rischi immediati, incluso il pericolo di vita. La bambina che le subisce può andare incontro a shock, emorragia, ritenzione urinaria, infezioni e tetano per l’utilizzo di strumenti non sterili. Nel lungo periodo possono verificarsi enormi problemi fisici, sessuali e psicologici, tra cui disturbi del comportamento, malattie psicosomatiche, ansia, depressione, incubi, psicosi, infezioni pelviche croniche, infertilità, cheloidi, cisti dermoidi, neurinomi, calcoli, fistole, disfunzioni sessuali. Inoltre, le MGF possono dar luogo a complicanze durante la gravidanza e il parto, aumentando i rischi legati alla gestazione e quindi l’incidenza della mortalità materna.

Perché sono praticate?

Le MGF sono una pratica culturale fortemente radicata. Si tratta di veri e propri riti di passaggio all’età adulta da cui dipendono l’accettazione e il rispetto della comunità. La donna “tagliata” è considerata “pura”: al contrario, colei che non vi si sottopone è destinata allo stigma sociale e difficilmente potrà sposarsi perché ritenuta preda dei suoi impulsi sessuali. Per questi motivi, le donne non riescono a opporvisi e finiscono per appoggiare la pratica. Dietro alle MGF si celano motivi di certezza della paternità e un brutale controllo sulla sessualità femminile: lo scopo delle mutilazioni è di reprimere il desiderio sessuale e il piacere della donna, riducendo il rischio di rapporti al di fuori del matrimonio. Pertanto, la pratica non soltanto costituisce una gravissima violazione dei diritti umani, ma riflette anche una condizione di forte ineguaglianza tra i sessi.

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Che cosa fa/ ha fatto la comunità internazionale per fermare le MGF?

Negli anni, sono stati elaborati o presi a riferimento diversi strumenti giuridici internazionali: la CEDAW (Convenzione contro ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne) del 1979, la Convenzione sui diritti dell’infanzia del 1989 e il Protocollo alla Carta Africana sui diritti delle donne del 2003. Nel 2012, grazie agli sforzi della società civile e dei governi, l’ONU ha adottato una moratoria internazionale che mette al bando le MGF. La vera svolta tuttavia è avvenuta nel 2011 con la Convezione di Istanbul del Consiglio d’Europa. Si tratta del primo strumento giuridicamente vincolante atto a creare un quadro completo a difesa dei diritti della donna: la Convenzione definisce le MGF come una grave violazione dei diritti umani di donne e ragazze e un ostacolo al raggiungimento della parità dei sessi, e obbliga gli Stati a perseguire penalmente chi le pratica. La Convenzione è stata ratificata dall’Italia nel 2013 ed è in vigore dal 1 agosto.

Esistono provvedimenti in Italia?

In Italia, le MGF sono un reato. La legge 7/2006 le vieta esplicitamente e prevede dai quattro ai sedici anni di reclusione per chiunque le pratichi, sia in Italia sia nei paesi di origine, qualora il fatto sia rilevato al rientro in Italia. Per i medici è previsto un massimo di dieci anni di cancellazione dall’ordine.

Che cosa fa /ha fatto Amnesty International contro le MGF?

Al momento Amnesty International è impegnata nella campagna europea END FGM: http://www.endfgm.eu/en/ a breve in chiusura. La campagna, promossa da Amnesty Irlanda in collaborazione con le ONG di tredici paesi europei, si rivolge alle istituzioni dell’UE affinché attivino una strategia efficace per la prevenzione delle mutilazioni. Notevoli sono stati i risultati ottenuti in occasione delle elezioni europee, quando i candidati al Parlamento sono stati invitati a firmare un’azione con cui garantivano il loro impegno contro le MGF: 78 di coloro che hanno aderito sono stati poi eletti. A giugno 2014, MGF e violenza contro le donne sono state menzionate sia nella Dichiarazione del G-7 di Bruxelles sia nelle conclusioni del Consiglio Giustizia e Affari Interni.

#EndFGM campaign - video

Il dibattito sulle MGF è stato recentemente rilanciato nell’ambito del Girl Summit tenutosi a Londra il 22 luglio. Il Girl Summit – organizzato dal governo inglese e dall’UNICEF – è stato il primo grande Convegno Internazionale in tema di MGF e matrimoni forzati. La Conferenza ha riunito nella stessa sala le vittime di tali pratiche e i rappresentanti dei governi, e ha visto la partecipazione, tra l’altro, del Rappresentante Speciale dell’UE per i diritti umani Stavros Lambrinidis. Una prossima occasione per rimarcare l’importanza di questi temi sarà offerta dall’11 ottobre, Terza Giornata Mondiale delle Bambine e delle Ragazze, che vedrà rinnovata la battaglia contro ogni pratica oppressiva riaffermando i diritti umani di donne e bambine.

 

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2 thoughts on “Fermare le mutilazioni genitali femminili

  1. Maria Acconcia

    Non pensavo veramente che esistessero ancora queste pratiche così brutali e mortificanti. Grazie davvero ad “Amnesty International” e a tutti coloro che si adoperano per mettere fine a tutto questo.

    Reply

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