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In ricordo di Andrej Mironov

andrej MironovDomenica 25 maggio è arrivata dall’Ucraina la terribile notizia della morte del fotoreporter italiano Andrea Rocchelli e del difensore dei diritti umani Andrej Mironov, che collaborava con Rocchelli. Amnesty International Italia pretende piena chiarezza, da parte delle autorità ucraine, sulle circostanze e le responsabilità della loro morte. Pubblichiamo un ricordo scritto da Giuliano Prandini, amico personale di Mironov e coordinatore Russia di Amnesty International Italia.

Andrey Mironov, giornalista, ex-dissidente e prigioniero politico sovietico, era nato a Irkutsk (allora Urss) nel 1954. L’ ho incontrato per la prima volta a Mosca, nel 2012, vicino alla piazza Majakovskij, nella sede di Memorial, la più importante organizzazione russa per i diritti umani.

Nel 1985, al tempo di Gorbaciov, era stato condannato a quattroanni di detenzione e tre di esilio interno per propagandasovversiva antisovietica in base all’art. 70 del codice penale e mandato in un campo di lavoro in Mordovia per criminali statali particolarmente pericolosi. Era stato rilasciato dopo un anno e mezzo.

Dopo la liberazione, si era dedicato al lavoro in difesa dei diritti umani.

Dal 1991 aveva iniziato a lavorare come ricercatore specializzato in diritti umani per diversi media e dall’anno successivo si era occupato di diverse zone di conflitto, come Nagorno Karabakh, Tagikistan, Cecenia e Afghanistan.

Durante la guerra in Cecenia, Mironov aveva organizzato incontri tra rappresentanti ceceni e deputati russi per una soluzione pacifica del conflitto. Le sue iniziative erano in contrasto con i piani governativi di reprimere con la forza l’insurrezione.

Nel 2003, Andrei Mironov venne stato nuovamente preso di mira: a Mosca, il 3 luglio, fu  aggredito e gravemente ferito.
Venne poi curato in Germania e Italia.

Mironov conosceva molto bene l’italiano ed era venuto più volte in Italia. Alla fine del 2013 aveva partecipato a conferenze e incontri organizzati da Amnesty International in diverse città italiane.

Nelle ultime settimane era stato in Crimea, a Kiev, brevemente in Italia.

Ci telefonavamo spesso e a lungo, mi aggiornava sulla situazione in Russia, sugli arresti illegali (come quelli del 2012 in piazza Bolotnaya), sulle Pussy Riot.

Ricorderò la sua integrità, la profonda cultura, l’attivismo instancabile, lo stile di vita frugale ma anche il suo senso dell’umorismo.

Per tutti noi è una perdita incolmabile.

Giuliano Prandini, coordinatore Russia di Amnesty International Italia

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