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Proteggere i rifugiati

Proteggere i rifugiati, fermare lo sfruttamento e la criminalizzazione dei migranti e sospendere gli accordi con la Libia sul controllo dell’immigrazione

brussels_450_Nell’ultimo decennio le autorità italiane hanno alimentato l’ansia dell’opinione pubblica sostenendo che la sicurezza del paese sarebbe minacciata da un’incontrollabile immigrazione “clandestina” e giustificando in questo modo l’adozione di rigide misure di sicurezza. Allo stesso tempo, l’Italia ha considerato come una priorità assoluta il rafforzamento delle frontiere a scapito del rispetto degli obblighi relativi al salvataggio delle vite umane in mare, respingendo persone verso la Libia, paese in cui sono state poi arrestate e sottoposte a maltrattamenti. Nonostante questa pratica sia stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani nel 2012 (caso Hirsi c. Italia), pochi mesi dopo l’Italia ha stipulato con la Libia accordi per il controllo dell’immigrazione analoghi ai precedenti.

Per proteggere i migranti dallo sfruttamento serve una politica migratoria diversa, che tenga conto della realtà del mercato del lavoro e della domanda reale di manodopera migrante. È necessario abrogare la norma che criminalizza l’“ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato” e garantire che la detenzione dei migranti irregolari sia usata solo in via eccezionale e in maniera proporzionata al fine del loro rimpatrio. Inoltre, le condizioni nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) devono al più presto essere portate in linea con gli obblighi internazionali dell’Italia in materia di detenzione.

L’Italia deve garantire l’accesso di rifugiati e richiedenti asilo al territorio e a eque procedure per ottenere protezione internazionale, dando priorità al salvataggio in mare, sospendendo ogni accordo esistente con la Libia sul controllo dell’immigrazione e non stipulandone altri sino a quando il paese non fornirà garanzie concrete in materia di diritti umani e di accesso dei rifugiati alla protezione.

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SVILUPPI

In questo ambito la situazione sul piano legislativo, nonostante l’apprezzabile presentazione di più disegni di legge di riforma, sembra piuttosto immobile. Nel frattempo, la collaborazione della Libia procede apparentemente in una sostanziale continuità con il passato.

È positivo che siano state presentate diverse proposte di abrogazione del reato di “ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato” (art. 10-bis del testo unico sull’immigrazione)7  e di riforma del testo unico sull’immigrazione, con particolare riferimento alla reintroduzione dell’ingresso per ricerca di lavoro. Tuttavia, per nessuno di questi ddl la discussione è stata avviata.

Gli accordi con la Libia sul controllo dell’immigrazione non risultano essere stati sospesi né, almeno, rimessi in discussione. Al contrario, le relazioni in questo campo sembrano essere state riavviate a tutti i livelli. Durante le missioni effettuate in Libia nella primavera del 2013, Amnesty International ha appreso che il ministero dell’Interno italiano intende finanziare l’ammodernamento di un certo numero di centri di trattenimento per migranti, scelta che rende l’Italia complice della detenzione arbitraria e a tempo indeterminato dei migranti stessi, senza alcun riguardo ai diritti umani. In molti dei sette centri di trattenimento visitati dalla delegazione di Amnesty International sono stati documentati la presenza di bambini detenuti per mesi e numerosi casi di uomini e donne sottoposti a pestaggi brutali con tubi e cavi elettrici e detenuti in scarse condizioni igieniche. Il 4 luglio 2013 il presidente del Consiglio Letta ha incontrato a Roma il premier libico Ali Zeidan. Da quanto emerso riguardo all’incontro, la cooperazione italiana sembra tuttora principalmente ispirata a ragioni di rafforzamento e gestione delle frontiere, allo scopo dichiarato di contrastare “l’immigrazione illegale” verso l’Italia. In occasione della visita, il presidente del Consiglio Letta ha annunciato che il governo italiano intende finanziare il restauro di diversi centri di detenzione per immigrati in Libia, nonché attività di training e capacity building di forze armate e guardia costiera libiche, in particolare sul controllo dei confini. Nessun accenno, invece, è stato fatto al progresso dei diritti umani in Libia, paese – tra l’altro – che applica la pena di morte (vedi anche punto 9).

È una grave mancanza del governo mostrare di non voler correggere la rotta in questo ambito. Non si potrà considerare accantonata la politica dei respingimenti se l’Italia non imposterà in modo diverso le relazioni con la Libia, mettendo i diritti umani al centro dell’agenda e sospendendo ogni accordo sul controllo dell’immigrazione.

Scarica il briefing “Quali risposte in sei mesi di Legislatura?”

Note:
7) Abolizione del reato di ingresso e soggiorno irregolare: due ddl presentati alla Camera (c.586 Farina, c.1434 Marazziti) e uno al Senato (s.710 De Cristofaro). Modifiche  Modifiche al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di ingresso e soggiorno per inserimento nel mercato del lavoro, un ddl presentato alla Camera (c.163 Bobba).

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